Le mosse di Tronchetti tra pneumatici e mattoni

Per Pirelli e per il suo azionistamanager Marco Tronchetti Provera il 2009 sarà l’anno della verità. Dopo l’uscita da Telecom avvenuta nel maggio 2007 e con una perdita secca di 3,6 miliardi di euro ma ad un prezzo (2,8 euro ad azione) molto superiore a quello espresso oggi dalla Borsa (poco più di un euro) bisognerà vedere se l’azienda milanese riuscirà a costruirsi un futuro a prova di crisi. Le carte verranno parzialmente scoperte questa settimana, l’11 febbraio, giorno della presentazione del nuovo piano industriale della Bicocca dopo diversi rinvii per mancanza di visibilità sul futuro. In effetti non è facile costruirsi un percorso di crescita.
O perlomeno un percorso di stabilità nel campo degli pneumatici quando i colossi mondiali dell’auto sono in fortissima difficoltà per il sensibile calo delle vendite. Tronchetti e i suoi fedelissimi ci stanno comunque provando contando su alcune variabili che in questo contesto possono giocare a favore.
Un primo elemento di difesa deriva dal fatto che l’azienda è per oltre il 70% del suo fatturato posizionata sul mercato dei ricambi, che mostra segni di tenuta, e solo per poco più del 20% sul primo equipaggiamento, l’area che sta soffrendo di più. A ciò si aggiunge il calo, si spera strutturale, del prezzo delle materie prime rispetto ai picchi del 2008. A fine febbraio la Pirelli dovrebbe completare la fase di smaltimento degli stock acquistati a prezzi elevati e da marzo in poi potrà sfruttare a pieno la riduzione dei prezzi di approvvigionamento che porterà anche a un ridimensionamento dei prezzi alla vendita degli pneumatici.
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On line il nuovo sito per la stampa di fotografie QuiFoto.it: tools innovativi, applicazioni speciali e prodotti unici
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Successo decretato dagli utenti per Quifoto.it:da dicembre sono stati ordinati più di 1500 prodotti fotografici.
Pensato per il privato che si attende risultati professional
ma anche per l’operatore di settore,
con interessanti programmi di partnership.
On line da poco di due mesi, il nuovo sito web per la stampa di fotografie QuiFoto.it, ha già ottenuto un buon successo tra gli utenti della rete.
Pensato sia per un target utente privato che per uso professionale, QuiFoto.it si caratterizza come un’area web che unisce a tutte le funzionalità di un portale per la stampa di fotografie, una serie di prodotti e applicazioni uniche.
Uno tra i prodotti più interessanti da realizzare attraverso Quifoto.it è senz’altro il fotolibro: in Italia solo QuiFoto.it è in grado di stamparlo in 6 colori e con verniciatura lucida, per una qualità davvero distintiva. Attraverso il download gratuito dell’esclusivo programma QuiDesigner, si possono realizzare fotolibri (ma anche ordinare foto in quantitativo superiore alle 50 unità) in modo semplice e veloce. Il fotolibro può contare fino a 168 pagine, prevede una copertina personalizzabile, vera rilegatura artigianale e stampa a margine libero.
Anche per la stampa di ingrandimenti QuiFoto permette ai privati di realizzare da soli quei prodotti che di solito sono richiesti ad un professionista e all’operatore di settore di avvalersi di un partner che garantisce un’altissima qualità. Stampa di maxi-foto non solo su carta e tela ma anche su forex, Alu Dibond e plexiglass, per creare immagini che siano veri e propri oggetti di arredo, in totale autonomia. Proprio per l’ordine di maxi-foto è online un programma dedicato che consente la visualizzazione dell’immagine sui diversi formati e materiali e la successiva ottimizzazione in base alle scelte.
L’offerta (in continuo ampliamento) comprende anche i calendari personalizzati, per i quali sarà presto on line un programma ad hoc per una realizzazione semplice e impeccabile.
Dedicato a webmaster e operatori di settore è infine il programma di affiliazione QuiPartner che prevede listini speciali per la vendita off line e la personalizzazione dei prodotti acquistabili dai webmaster con i loro brand.
Link: QuiFoto
Big Mac ingrassa con la recessione

«Avete sentito dell’aumento di vendite alla McDonald’s?», chiede Jay Leno ai milioni di telespettatori che, come ogni sera, ascoltano il suo show sulla Nbc. «Siamo l’unico paese continua il più celebre comico d’oltreoceano, riferendosi al boom della catena di fastfood in cui in tempi di recessione la gente, invece di stringere la cinghia, è costretta ad allargarla».
Gli americani sorridono, forse senza rendersi conto che la battuta va al cuore di uno dei maggiori problemi sociali degli Stati Uniti d’inizio millennio. L’obesità, ricordano gli esperti, è un vera e propria epidemia, incoraggiata dalle cattive abitudini alimentari e dall’onnipresenza di hamburger e patatine fritte. Ha un peso notevole nel ridurre la durata della vita media degli americani, che è molto più bassa di quella di altri paesi industrializzati, dall’Italia al Giappone. A farne le spese sono soprattutto le classi meno abbienti, tanto che la Casa Bianca di Barack Obama non esclude una iniziativa politica per fronteggiare questa emergenza.
Ma intanto l’aggravarsi della grande crisi economica, confermato la settimana scorsa da licenziamenti in massa di decine di migliaia di lavoratori e dai dati del Fondo Monetario, che ha rivisto al ribasso le stime sulla crescita mondiale, non turba il business del fast food. Tutt’altro. Come dimostrano gli ultimi dati della regina incontrastata di questo settore della ristorazione, la McDonald’s.
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Banche, con 90 miliardi “padrone” dell’industria

La rivoluzione (per ora) è passata sotto silenzio. Un po’ perché la bufera dei subprime ha congelato il mondo del credito. E un po’ perché manca ancora qualche tassello (il recepimento dei decreti governativi) per dare davvero il via alle grandi manovre. La caduta del Muro di Berlino (il tetto al 15% delle partecipazioni) tra banche e imprese è destinato però a ridisegnare nei prossimi anni la mappa del potere in Italia. Aprendo il capitale dell’industria di casa nostra agli istituti proprio in un momento in cui liquidità e capitale di rischio sono merce sempre più rara. La posta in gioco in questa partita è molto alta. Il 60% del patrimonio di vigilanza delle prime 10 banche italiane – il capitale che potrebbe in teoria svincolarsi per investimenti di questo tipo – è pari a circa 90 miliardi di euro. Una cifra più che sufficiente a cambiare del tutto gli equilibri “geopolitici” del Belpaese, con il mondo del credito ancor più saldo in cabina di regia. Non che ciò non sia già accaduto in passato, alla faccia di tetti e limiti. Il salvataggio della Ferfin, il “convertendo” bancario che ha salvato la Fiat nel 2004 e operazioni come Telco stanno lì a dimostrare che il peso dei big del mondo bancario, paletti o non paletti, si è sempre fatto sentire, cementando (o andando in soccorso) di un capitalismo imprenditoriale tricolore con le gambe tradizionalmente fragili. Di più: la ragnatela di soldi e relazioni del salotto buono è stata fino ad oggi più che sufficiente per garantire stabilità azionaria e soldi “facili” al nucleo duro del capitalismo tricolore.
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‘Ora et chatta’ il monastero fa business in Rete

Un monastero tutto in rete. E’il Monastero di Bose, piccolo borgo presso il Comune di Magnano, in provincia di Biella, un tempo completamente abbandonato dalla popolazione. Nel corso degli anni è stato il monastero a prendere via via in affitto le abitazioni, poi ad acquistarle e ristrutturarle per adattarle alle esigenze della vita monastica. Come gli alberghi “diffusi” realizzati proprio aggregando antichi borghi in un unico polo di ospitalità, il monastero è un polo disseminato in diversi edifici, che si estendono nel raggio in un paio di chilometri. Come fare per collegarli tutti insieme? Cablando l’intera superficie e creando una rete Lan in fibra ottica, che fa del monastero di Bose un network hitech all’avanguardia. La rete non serve solo per parlare o pregare online. Via cavo viaggiano tutte le attività dalle quali il monastero deriva i suoi proventi: ceramica, agricoltura, miele, marmellate, tisane, ceri, prodotti di falegnameria, supporti audio con registrazioni di lezioni e conferenze su temi biblici.
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Paolo Ainio ci parla di Africa, mobile, Internet e futuro
Per i patiti del business digitale vietato perdersi le chicche di un guru del settore come Paolo Ainio, Presidente di Banzai in occasione dell’evento Telecom Italia denominato Venice Sessions. Riguarda il blogging, l’Africa e la telefonia mobile.
Ecco il suo intervento video sul blog PANDEMIA di Luca Conti
