Cala ancora l’export del marmo italiano

March 28, 2009 by admin · Leave a Comment
Filed under: Crisi economica, Export 

Le statistiche di chiusura d’anno, elaborate dall’ Internazionale Marmi e Macchine Carrara, mostrano un calo delle esportazioni quantità e valore. Unica voce in controtendenza è quella del marmo.

Nel corso del 2008 l’Italia ha esportato 4 milioni 228 mila tonnellate di marmi, graniti, travertini e altre pietre, grezzi e lavorati, per un valore complessivo di 1 miliardo e 792 mila euro, mentre le importazioni hanno toccato un totale di 2 milioni e 767 mila tonnellate, per 547 milioni di euro. Il confronto con il 2007 fa registrare segni negativi su quasi tutte le voci, a cominciare dal consuntivo generale: un -5,4% nelle quantità e -6,5% in valore, con un calo del valore medio unitario del -1% su tutte le voci (vedi tavola export allegata). Unica voce in positivo è quella dell’export dei blocchi e delle lastre di marmi e travertini, che crescono rispetto al 2007, sia in quantità, sia in valore, mentre i valori medi unitari per le singole voci sono in crescita per i marmi.
Lo rende noto l’ Internazionale Marmi e Macchine Carrara, che da quasi trenta anni elabora le statistiche Istat rilevando che si tratta di cifre ancora molto importanti dove emerge una sola voce in positivo: l’export dei blocchi e lastre di marmi e travertini, che crescono rispetto al 2007, sia in quantità, sia in valore; mentre sono in crescita i valori medi unitari dei marmi.
I dati Istat riassumono con chiarezza l’andamento dell’intero anno, con tutte le difficoltà, i problemi e le incertezze che anche nel settore lapideo si sono concretizzate dopo un 2007 chiuso già in discesa perché l’ export dei lapidei aveva manifestato segnali di crisi già nell’ultimo trimestre del 2007, quando ancora si parlava poco di sub-prime, ma negli USA il mercato immobiliare era in frenata e il settore dei marmi ne aveva risentito immediatamente.
Se il 2008 ha chiuso in negativo, restano alcuni segnali di tenuta e di competitività ancora forte su tutti i mercati importanti, in un momento in cui le paure sembrano avere il sopravvento sulle scelte a medio termine.
Nella valutazione delle singole voci emerge con chiarezza che i marmi presentano un andamento migliore dei graniti che soffrono molto, soprattutto nel segmento dei lavorati, con un calo sensibile sia in valore sia in volume, anche se il valore medio “tiene” abbastanza. È la conferma che la specializzazione nei lavori di alta qualità tipica dell’industria italiana di settore consente di mantenere alcune posizioni, anche se i primi mesi del 2009 continuano a mantenere il segno negativo.
“I migliori risultati per il settore sono venuti, anche in un anno difficile come il 2008, dai prodotti e materiali di tradizione storica per la nostra industria, quelli conosciuti ed affermati, che sono sempre stati il nostro principale punto di forza, assieme all’altro grande fattore di competitività che caratterizza da sempre i nostri distretti produttivi: l’alta qualità dei prodotti e delle lavorazioni. Ne consegue – commenta il presidente dell’Internazionale Marmi e Macchine Giorgio Bianchini – che i valori medi del nostro export si mantengono in crescita quasi ovunque, nonostante le difficoltà. La selezione avviene, anche per il marmo, verso l’alto di gamma, segmento nel quale i prodotti dell’ industria lapidea italiana hanno ancora molto da dire e una grande immagine da spendere”.
Fra le aree di sbocco quella che ha sofferto di più è quella nordamericana, e particolarmente statunitense: -24,2% in quantità e -19,8% in valore, con una piccola crescita del valore medio per tonnellata (+5,7%) legata a lavori di grande pregio appaltati da tempo. Già nella seconda metà del 2007 si era avuto un calo molto significativo, confermato puntualmente nel 2008, ma è bene ricordare che il comparto dell’ edilizia americana, dove si colloca il lavorato italiano, è stato la culla della crisi e il settore dei lapidei ha semplicemente anticipato la flessione e, pur essendo un materiale di finitura (che viene impiegato per ultimo), ha sentito immediatamente la forza della crisi. Ma le cifre, pur negative, possono anticipare segnali, molto timidi, di ripresa del mercato immobiliare e forse anche del settore edile degli Stati Uniti: non certo di ripresa ma almeno di rallentamento del trend negativo anche se è troppo presto per trarre conclusioni perché il lapideo, che si colloca nella fase di finitura, ha solitamente tempi più brevi per la ripresa.
Il mercato europeo, invece, ha frenato più tardi rispetto all’America, ma è tuttora in fase di difficoltà in particolare nell’area dell’Unione Europea, mentre nei Paesi non comunitari l’inizio del 2009 è da considerare come momento di massima contrazione per la chiusura dei cantieri ma anche per le prospettive a breve, con dati non ancora quantificati, ma già “percepiti” dagli operatori.
L’Unione Europea ha segnato un -11% in quantità e -10% in valore, ma sui prodotti di maggiore importanza e pregio i numeri sono un po’ diversi perché sono calate le quantità (-16% sul 2007) ma il valore complessivo è sceso solo del -9,6+% addirittura con un leggero aumento dei valori medi (+7,7%). Le maggiori difficoltà le hanno incontrate i graniti mentre per i marmi lavorati il dato in valore è addirittura positivo. La Germania, maggior partner commerciale, guida in negativo la classifica dei Paesi europei ma non è la sola: scendono anche la Spagna, il Regno Unito, il Belgio, i Paesi Bassi, la Svezia, l’Ungheria e la Repubblica Ceca. Incerto l’andamento dell’Austria mentre mantengono il segno “più” la Polonia e la Slovacchia mentre nell’area non comunitaria il quadro sembra favorevole seppure su quantità e valori contenuti. Saranno i primi mesi del 2009 a dare un quadro attendibile per mercati come quello russo che, in chiusura d’anno, era ancora chiaramente positivo rispetto al 2007. Tra i partner in quest’area sono state in crescita la Croazia, la Bosnia e l’Ucraina. Discorso a parte per la Svizzera, mercato importante, che mantiene il livello delle quantità importate, 204mila tonnellate, ma perde sul valore complessivo, che è di quasi 10 milioni di euro, con una flessione un po’ più evidente sui graniti lavorati (-2,86%).
Il Medio Oriente, con oltre 180 milioni di euro, che si traducono in un +3% in quantità e +14% in valore, tiene ancora grazie al forte contributo della voce “marmo e travertino” lavorati, che crescono del 12,6% in volumi e del 17,6% in valori, per un valore di circa 130 milioni di euro. L’ Arabia Saudita è il paese che ha aumentato l’import dall’Italia su quasi tutte le voci, particolarmente sui marmi, lavorati e non, che da soli superano i 52 milioni di euro, su 56 totali. Cresce anche il Qatar, mentre perdono sensibilmente gli Emirati Arabi, dove il completamento di alcuni importanti lavori non è stato compensato dall’avvio di nuovi, fenomeno esteso anche ad altri paesi dell’area.
Anche l’ Africa, soprattutto nell’area mediterranea, con Tunisia, Algeria, Marocco, Libia, Egitto ha mantenuto un trend positivo, con un ruolo molto forte dei marmi in blocchi e lastre, generalmente prevalenti sui lavorati. Comunque, l’Italia ha esportato in Africa oltre 810 mila tonnellate di materiali (circa 600 mila sulle voci maggiori), per oltre 111 milioni di euro, con un quasi il +10% sia sui volumi che sui valori, e con una sostanziale stabilità sui valori medi.
L’Estremo Oriente ha mantenuto un saldo appena positivo con conferma sulle quantità e +2,4% sui valori: 580 mila tonnellate e poco più di 170 milioni di euro, oltre 90 dei quali dovuti ai marmi, fatto che non sorprende vista la presenza di due tra i maggiori produttori di graniti, come Cina e India che hanno nell’import di marmo in blocchi e lastre la voce più importante: oltre 47 milioni di euro per la Cina e oltre 20 (su 34 complessivi) per l’India. Una nota positiva viene anche dall’Australia, mercato contenuto che vale un export italiano di poco più di 26 milioni di euro, ma è stabile e in lenta crescita.
Le importazioni, pur mantenendosi su livelli elevati 2 milioni 766mila tonnellate per un valore di 547 milioni e 259 mila Euro, riflettono il basso livello di aspettative e il modesto portafoglio ordini dell’industria lapidea nazionale e presentano segni negativi sia per le quantità (-11,7%) sia per il valore (-9,28%).


Missione imprenditoriale in Messico e Perù

March 27, 2009 by admin · Leave a Comment
Filed under: Commercio estero 

L’ Unione Italiana delle Camere di commercio sta organizzando una Missione imprenditoriale che si svolgerà dal 20 al 27 giugno 2009 in Messico e Perù. La relativa circolare informativa e la scheda tecnica di adesione sono scaricabili dal sito Internet della Camera di Commercio di Belluno nella sezione News.
La missione prevede la gestione di agende personalizzate di lavoro con incontri d’affari e visite tecniche per conoscere i più importanti operatori locali ed i canali distributivi del vostro settore. I partner locali saranno individuati dagli uffici ICE di in Messico e Perù a seguito di una selezione delle opportunità di affari per ciascuna delle imprese italiane aderenti all’iniziativa.
La quota di partecipazione per un rappresentante aziendale è di € 850,00 + IVA e comprende i seguenti servizi: ricerca e selezione di partner locali, sale e attrezzature per gli incontri, trasferimento di gruppo da e per l’aeroporto, assistenza di personale qualificato durante la missione.
Oltre ai servizi sopracitati, è possibile richiedere un servizio di interpretariato ed acquistare un pacchetto logistico personalizzato per la missione comprensivo di voli aerei e soggiorno.
La Camera di Commercio di Belluno sostiene con un contributo in regime “de minimis” le PMI che hanno sede legale o unità operativa in provincia di Belluno.
Il contributo è pari al 80% delle spese, al netto di IVA, sostenute – nella misura di un rappresentante per azienda – per il volo aereo in classe economica e l’alloggio e per l’organizzazione di incontri operativi in loco a cura dell’ICE. Il contributo massimo è pari a € 3.000,00.
Le aziende interessate sono pregate di inviare entro il 10 aprile la scheda tecnica di adesione di massima (scaricabile dal sito Internet camerale). Sulla base di una prima preverifica saranno fornite quindi informazioni preliminari sul mercato in base alla propria tipologia di prodotto/servizi offerti. In caso di riscontro positivo l’azienda dovrà confermare la propria partecipazione entro fine aprile.


Il contratto di insediamento: attrarre nuovi investitori

March 25, 2009 by admin · Leave a Comment
Filed under: Dalle regioni 

Un progetto per attrarre capitali in Piemonte. L’iniziativa si fonda su un pacchetto di agevolazioni che la Regione Piemonte offre alle imprese, estere o provenienti da altre regioni, interessate ad insediarsi nel territorio piemontese. Con il Contratto di insediamento si intende così favorire lo sviluppo di nuovi investimenti nel settore industriale, dei servizi e della ricerca in grado di incrementare la competitività del territorio piemontese.
La proposta, veicolata da Unioncamere Piemonte, è promossa dal Centro Estero per l’Internazionalizzazione, la prima agenzia regionale italiana dedicata all’ internazionalizzazione, per migliorare la competitività facendo emergere i punti di forza del territorio e le opportunità localizzative, con il coinvolgimento del sistema locale nello sviluppo di nuove progettualità.
Nell’ambito del progetto martedì 24 marzo 2009 la CdC Cuneo ha organizzato una presentazione del Contratto di Insediamento, alla presenza dei rappresentanti di alcuni dei principali comuni del cuneese, delle Associazioni di categoria e del Politecnico di Torino, sede di Mondovì.
Il Contratto di insediamento è infatti obiettivo dell’incontro è stato quello di coinvolgere, nel modo più ampio e condiviso possibile, il sistema locale e il mondo di impresa nei processi di definizione del “prodotto territoriale” in termini di opportunità localizzative, finanziarie e di competenze, per creare condizioni competitive per i nuovi investimenti e valorizzare i sistemi territoriali.
Significativa la presenza di alcuni “visiting professor”, provenienti dall’India e dalla Cina, in Italia per attività di ricerca. Il loro coinvolgimento è visto dal Ceipiemonte come occasione per presentare loro da vicino il tessuto economico piemontese, per intessere relazioni che potranno svilupparsi in seguito laddove si verifichino occasioni di reciproco interesse su specifiche tematiche.
“Il Cuneese vanta già la presenza di alcune grandi multinazionali. – dice il presidente di Unioncamere Piemonte e dell’ente camerale di Granda, Ferruccio Dardanello – Il 35% ha radici francesi, il 12% tedesche, il 6 inglesi o giapponesi. Prevalgono le attività manifatturiere, seguite dal commercio all’ingrosso e dall’energia. Non si parte, dunque, da zero, ma ci si basa sull’apertura del tessuto economico locale nei confronti di realtà nate altrove, anche in terre lontane, interessate al contesto provinciale, alla professionalità e serietà operativa degli addetti, all’ambiente sociale sano, alla disponibilità all’accoglienza. Premesse importanti, in grado di disegnare un quadro che invita a mettersi in gioco ed a superare le obiettive difficoltà rappresentate dalla carenza dei collegamenti. Cuneo intende ora dare ulteriore ossigeno ad un fenomeno di cui già beneficia e che, con la crisi attuale, si mostra ancor più interessante”.


Quando il collezionista diventa imprenditore

March 25, 2009 by admin · Leave a Comment
Filed under: Idee 

Dai classici francobolli ai giocattoli d’epoca, dal grammofono antico al disco in vinile, dai fumetti ai soldatini di piombo, dalle schede telefoniche alle scatole di latta pubblicitarie, dalle uniformi militari ai santini. Sono 6.682 le imprese commerciali italiane del settore collezionismo al secondo trimestre 2008. Sono specializzate soprattutto nel commercio al dettaglio di oggetti di artigianato e di decorazioni (31,8% 2.128 imprese) e nel commercio al dettaglio di mobili usati e libri antichi (29,9% e 2.001 imprese). Ma ce n’è per tutti i gusti: 1.547 imprese sono attive nel commercio al dettaglio di oggetti d’arte, 375 in quello di filatelia e numismatica e 373 nel commercio al dettaglio ambulante a posteggio fisso di opere d’arte e oggetti di antiquariato.

La Lombardia al primo posto con 999 imprese (il 15% del totale nazionale), seguita da Toscana (725 imprese, 10,9%) e Veneto ( 669, 10%).
Tra le province Milano è prima con 514 imprese, il 7,7% del totale nazionale, specializzata soprattutto nel commercio di oggetti di artigianato, filatelia e numismatica e libri usati. Seguono Roma (460 imprese, 6,9%) e Napoli (327, 4,9%). Venezia, con 178 imprese, vanta il primato per il commercio al dettaglio di oggetti d’arte, seguita da Torino e Sassari. Roma, con 187 imprese, è invece in testa nel commercio di mobili usati e libri antichi.
Ma ce n’è per tutti i gusti: per l’appassionato di scripofilia, cioè collezionismo di documentazione finanziaria d’epoca (dai certificati azionari agli assegni), per chi ama raccogliere e conservare bolli postali (marcofilia), bustine di zucchero, tappi, bottoni e, persino, robot giapponesi. E’ quanto emerge da un’elaborazione della Camera di Commercio di Milano su dati del Registro delle Imprese al secondo trimestre 2008.


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